Lunedì 16 dicembre è venuto a trovarci l’étoile del Teatro alla Scala, Roberto Bolle, insieme a giovani talenti che si sono esibiti per i ragazzi dell’area penale interna, nelle discipline classiche, hip-hop e afro.
Riportiamo qui di seguito le parole del Maestro Bolle dal sito della Fondazione Bolle
“Un piccolo spettacolo, ma prezioso, organizzato dalla Fondazione Roberto Bolle per i detenuti dell’Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria grazie alla collaborazione dell’Associazione PuntoZero.
Davanti alla platea gremita di giovani carcerati, si sono esibiti alcuni giovani talenti di break dance e di danza classica, in particolare i due ballerini della Compagnia del Teatro Alla Scala, Rebecca Luca e Alessandro Francesconi, che hanno interpretato estratti de Lo Schiaccianoci e del Grand Pas Classique e Roy Ilagou – ballerino e coreografo originario dell’Africa centrale – e la sua crew di danza hip hop e afro.
Ad introdurre lo spettacolo, lo stesso Roberto Bolle che dal palco ha parlato ai ragazzi per presentare gli artisti e si è poi messo a disposizione delle domande del pubblico, esortando i giovani detenuti a ricordarsi di “nutrire ogni giorno la bellezza che è in tutti noi”.
Alla fine dello spettacolo, accolto con grande entusiasmo dalla platea, gli artisti che si sono esibiti hanno raccontato il loro percorso fatto di sacrificio e di passione, come quello di Filippo Pieroni che, dalla strada è arrivato a danzare nella Compagnia del Cirque du Soleil come primo ballerino di break dance italiano.
“Ci tenevo molto che uno dei primi passi della Fondazione fosse questo – ha raccontato Bolle a latere dell’incontro – Ho sempre sostenuto il valore educativo della danza soprattutto per le giovani generazioni. In questo luogo la danza non solo può essere di casa, ma può essere un valido strumento di educazione e di rieducazione al rispetto, alla bellezza, all’inclusione, ad una disciplina che insegna che le scorciatoie non possono dare gli stessi risultati di un impegno quotidiano, un sacrificio per la propria crescita personale. A tutto questo aggiungo che la danza può avere anche un grande valore terapeutico per curare le ferite che ognuno di questi ragazzi porta con sé”.
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