Vuole essere, questo, uno spazio dedicato al racconto di cosa accade nell’Istituto Penale per i Minorenni Cesare Beccaria di Milano. Un racconto disincantato e lontano dai titoli di cronaca per offrire un diario di quotidianità intima, dove, oltre alle criticità, si possa testimoniare come il mandato della nostra Costituzione, articolo 27, ci ispiri e ci guidi.
Siamo convinti che modificare lo storytelling sia di per se un esercizio di risoluzione delle criticità. Non mistificare ma salvaguardare fatica, visioni e pensieri innovativi e positivi di chi quotidianamente si spende in carcere.
Nella nostra newsletter da cui è partito questo desiderio di narrazione si scriveva:
Il carcere minorile Beccaria sale agli onori della cronaca solo nei momenti di forte criticità. E possiamo ben capire che la notizia è tale se ha una buona dose di disavventure. In fondo, confessiamolo, chi mai leggerebbe la notizia che il signor Ugo è andato a spasso con il suo cagnolino di nome Macchia e ora sono entrambi felici. E poi come sarebbe il titolo? “Ugo è felice” oppure “Macchia e Ugo gioiscono insieme per la splendida giornata”.
Tutto questo preambolo per dire che anche qui ci sono i giorni normali dove la quotidianità sarebbe altrettanto interessante se solo qualcuno la sapesse raccontare in uno stile accattivante. Servirebbe, certo, la penna di Italo Calvino o l’estro fantastico di un Jorge Luis Borges.
In mancanza, cercheremo di supplire alla manchevolezza di questi geni raccontandovi noi, in prima persona, cosa facciamo durante una “normale” giornata.
Vi racconteremo di come, insieme ai giovani, ci formiamo, lavoriamo, mangiamo e ridiamo.
Ridiamo molto, sette giorni su sette, dalle 9 alle 20, perché per noi ridere significa essere sulla buona strada per trovare la felicità… anche in carcere.
“Seguitici in questo viaggio fatto di storie, persone e umanità. Perché, anche dietro le sbarre, c’è tanto da scoprire e comprendere… di noi stessi”
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